sabato 25 novembre 2017

Sapete quante volte chiedo scusa a mio marito? Almeno un paio di volte al giorno. E sono migliorata. All'inizio chiedevo scusa continuamente, era un intercalare in ogni frase che pronunciavo. Sapete perché chiedo scusa a mio marito? Per qualsivoglia motivo, persino per l'aria che respiro. So che sbaglio, so che non devo, lui stesso mi ripete come un mantra di stare tranquilla, che non c'è bisogno di scusarsi per nulla.
Ma io lo faccio lo stesso.
Io chiedo scusa. Di continuo.
Solo perché "esisto".
È il mio inconscio che mi fa reagire così, per ogni piccolezza, anche la più insignificante.
Io sono "sopravvissuta" e porto addosso ancora i segni. No, non sono visibili, non sono sulla pelle, quei segni sono guariti molto tempo fa. Sono cicatrici profonde, radicate dentro la mia anima, tagli netti ricuciti alla ben e meglio che se ne stanno li, a volte cicatrizzati, altre sanguinanti.
Quelle sensazioni le ho ancora vive addosso... Certe sensazioni non si dimenticano, soprattutto quando ti cambiano completamente, quando ti fanno vivere nel mondo come una reietta, quando ti fanno vergognare di te stessa, quando sostituiscono alla gioia e all'ingenuità il terrore e la tristezza.
Vedo le notizie sui giornali, alla televisione, sulle locandine fuori dalle edicole: un'altra donna uccisa da chi diceva di amarla.
E piango.
Le mie cicatrici iniziano a sanguinare.
Nella mia testa rimbomba la frase "potevo essere io al suo posto, ma io sono sopravvissuta".
Troppe volte ho sentito la domanda idiota "Ma perché ti sei messa con uno così? Lo sapevi com'era!"
Ma noi sopravvissute non sapevamo che la persona che diceva di amarci era un mostro, non siamo stupide, non siamo lobotomizzate. Se avessimo saputo prima cosa sarebbe successo saremmo scappate a gambe levate, non trovate?
È questo il gioco subdolo e perverso in cui cadiamo: fidarci di qualcuno che ci tratta come regine, dandoci tutto ciò che noi desideriamo, amandoci incondizionatamente, facendoci sentire protette e apprezzate.
È un gioco. Un gioco al massacro. Un gioco in cui è davvero facile entrare ma estremamente difficile e doloroso uscire.
Perché quando il mostro ti chiede di non uscire più con i tuoi amici in quanto è geloso, tu non lo vedi ancora come un mostro, ma come un uomo che ti ama molto.
Perché quando ti chiede di non vestirti più con gonne e camicette altrimenti gli altri ti guardano, tu non lo vedi ancora come un mostro, ma come un uomo che vuole proteggerti.
Perché quando ti chiede di chiamarlo ogni 10 minuti per fargli sapere dove sei e cosa stai facendo, tu non lo vedi ancora come un mostro, ma come un uomo che è preoccupato per te.
E al primo schiaffo che ricevi perché hai sorriso al commesso del negozio, al braccio ritorto perché non hai risposto al telefono, agli insulti spregevoli, alle mani al collo che ti stringono e non ti fanno respirare perché non hai fatto quello che lui voleva, qualsiasi cosa fosse... Tu... Bhe tu continui a non vederlo come un mostro...
L'unico mostro che vedi sei te stessa.
Ti convinci che sei tu il problema e non lui, che se solo fossi come lui desidera, tutte le botte, i controlli serrati, gli epiteti schifosi che ti sputa in faccia, terminerebbero. Subito.
E ti aggrappi a questa speranza, cercando con ogni mezzo di essere la donna che lui vuole.
Ma non puoi. Non potrai mai.
Il gioco al massacro è iniziato e neppure ti sei accorta come ci sei finita dentro, ma soprattutto non sai come finirlo senza che nessuno si faccia male.
È una morte lenta e dolorosa, un'agonia che si protrare fino a quando uno dei due non cede... E non cede mai il mostro.
Io sono sopravvissuta.
Io adesso sono una donna amata, amata davvero, rispettata e protetta da un uomo che è un vero principe azzurro.
Ma quando cammino per strada mi guardo sempre furtivamente attorno.
Ci sono luoghi in cui non ho mai più messo piede e non penso mai lo farò.
Quando faccio un danno domestico, ho attacchi di panico.
Per qualsiasi cosa succeda io chiedo scusa, a prescindere, è istintivo.
Io sono sopravvissuta.
Sono una donna forte, che ha trovato il coraggio di terminare il gioco al massacro.
Io non sono un numero sul contatore dei femminicidi e ringrazio qualsiasi divinità esista per questo.
Mi correggo. Io non sono sopravvissuta.
Io vivo!

#noallaviolenzasulledonne
#25novembre
#femminicidio

lunedì 13 novembre 2017

Cara la mia Carla Gozzi, io e te dobbiamo fare un discorsino. Perché quando mi alzo al mattino passano all'incirca 10 minuti dal momento in cui scendo dal letto a quello in cui esco di casa e, nel mezzo, preparo il pranzo, faccio colazione, seduta plenaria sul wc, mi vesto e via che si va... E non è detto che l'ordine sia sempre lo stesso! Perciò cara la mia Carla, mi spieghi come caspiterina posso vestirmi con un outfit lavorativo di quelli che proponi tu? Ma soprattutto, perché? Io le voglio vedere quelle che vanno al lavoro tutte tirate da red carpet, tacco 12, trucco perfetto, borsa a bauletto, calze di nylon senza smagliature, camicetta floreale e gonna in chiffon rosa schiapparelli (si, conosco il rosa schiapparelli). Ma come fate ad uscire di casa ed arrivare al lavoro senza esservi trasformate in spaventapasseri durante il tragitto? Vi prego, spiegatemi il vostro segreto! Già solo per vestirmi in questo modo devo, come minimo, svegliarmi 2 ore prima: 40 minuti per trasformare l'esplosione pilifera che ho in testa in un'acconciatura che Diego dalla palma levate, 20 minuti per fare l'eyeliner e 5 per terminare il resto del make up, 5 minuti per rilassarmi sul water altrimenti con la vescica gonfia la concentrazione per infilare le calze va a quel paese, 20 minuti per infilarle le calze, dopo averne almeno smagliate e cestinate 3 paia, altri 20 minuti per finire di vestirmi e i restanti 10 per rendermi conto che, appena arrivata al lavoro, dovrò cambiarmi di nuovo completamente per mettere la divisa!
È troppo stressante! Arrivo al punto che non mi viene la gastrite per lo stress lavorativo, ma per lo stress "vestitivo"! Che poi, uscita di casa bella come la Hepburn in colazione da Tiffany, passa l'autobus e già la prima ciocca di capelli cede, sali, ti siedi (se va bene) ed eccalla la piega nella gonna, scendi, fai quei pochi metri a piedi ed una folata di vento ti fa stropicciare gli occhi e ciao ciao eyeliner. Due ore per trasformarti in Grace Kelly e 20 minuti di tragitto da casa al lavoro per diventare Maga Magò!
Carla, mia bellissima Carla, io ti ammiro un sacco. Sei una gran donna, bella, solare, con un portamento ed una disinvoltura che anche la sportina della spesa dell'Ipercoop su di te risulterebbe un outfit magnifico, ma noi donne italiane non siamo tutte come te purtroppo!
Già appena suona la sveglia mi girano gli zebedei, non posso pretendere che i miei neuroni si mettano in moto per tirare fuori dall'armadio quel popò di roba per avere l'eleganza necessaria per andare al lavoro! È cattiveria, i miei neuroni non solo non ce la fanno, scioperano proprio se solo tento di affidargli questo compito! Tennis, tuta da ginnastica e zaino in spalla, due minuti per vestirmi come viene viene e di corsa al lavoro! Fosse per me uscirei pure in pigiama, tanto appena arrivata al lavoro, taaaac, via il pigiama di casa e ci si infila quel sacco di patate in cotone bianco antisesso che definiscono divisa ospedaliera!
Cara amica mia, dolce Carla, abbi pietà di noi! Io ci provo ad essere carina, ma sono realista: col cavolo che incontro Brad Pitt andando al lavoro! Al massimo posso incontrare Luca Giurato e mi andrebbe pure grassa, col mio lavoro il massimo della giornata è incontrare un anatomo patologo più incazzato del solito che, di certo, l'outfit è l'ultima cosa al mondo a cui fa caso! Quindi non ti arrabbiare troppo con noi quando sbuchi all'improvviso e ci urli "Ma come ti vestiiii?" Non siamo noi a non voler essere belle e leggiadre come Lady Diana, è che nell'animo noi siamo più simili alla Strega dell'est del Mago di Oz: al massimo possiamo indossare delle scarpe rosse ma al primo tornado badabum, ci trasformeremo di nuovo in scaricatori di porto!

Con affetto, la tua "bellissima" scaricatrice di porto!

sabato 11 novembre 2017

DAY 32

Peso: 111,2 kg

A volte mi domando perché sto facendo tutto questo, se per me stessa o per gli altri. Forse lo sto facendo per entrambe le parti, in percentuali che variano costantemente. Ci sono giorni in cui lo faccio più per me stessa, altri più per le persone che mi stanno vicino e che, a modo loro, cercano di sostenermi in questa "guerra".

Ieri ho avuto la visita di controllo e ho preso una gran batosta, di quelle che ti fanno vacillare, di quelle che ti fanno dire ma chi me lo fa fare, di quelle per cui manderesti tutto e tutti a fanculo una volta per tutte.
La visita me l'ha fatta un medico diverso da quello che aveva iniziato a seguirmi a Luglio, un medico che a malapena mi ha guardato e ancor meno ha letto la mia cartella clinica; insomma il solito medico che non ne ha mezza di fare il suo lavoro così come dovrebbe essere fatto e che dei pazienti gli frega come di un brufolo su una chiappa.
Mi dice cose completamente diverse da Luglio, mi dice di continuare con la terapia che sto facendo (ma quale terapia?), che è solo ipercolesterolemia (ma se è normale?), che è normale l'obesità visto che ho l'ovaio policistico (ma se questa diagnosi è stata fugata più di un anno fa?). Alle mie rimostranze mi liquida con un "Bhe visto che io non sono nella testa del medico che l'ha vista precedentemente e che ipotizzava una patologia autoimmune, facciamo un ecoaddome e la mando a fare una visita endocrinologica, almeno tagliamo la testa al toro!"

Ma la testa io la taglierei a te brutta merda!

Mi sembra di essere ripiombata in un incubo! Per 4 mesi credevo di aver finalmente trovato uno spiraglio di luce in fondo al tunnel ed ora quella luce si sta spegnendo di nuovo. Per l'ennesima volta vengo rimbalzata da uno specialista ad un altro, senza che nessuno si assuma la responsabilità di prendere in mano la mia complicata situazione medica, ma ancora una volta, senza pensare che c'è una paziente (nella fattispecie io) che è stanca, demoralizzata, delusa, sull'orlo di un esaurimento nervoso che ha solo bisogno di una fottutissima risposta!

Quindi per chi sto facendo tutto questo? Per me stessa? Per gli altri? Perché sono un'illusa a pensare che ci sia davvero una risposta alle mie domande?

Per cena mi sono sparata mezzo chilo di spaghetti alla carbonara e mezzo pacco di biscotti pan di stelle. E non me ne frega niente! Perché ho bisogno che il mio mondo ricominci a girare di nuovo nel senso giusto e non di oscillare come un'altalena dal quale sto cercando disperatamente di scendere!

E chiunque mi verrà a dire che ho sbagliato a strafogarmi di cibo lo mando a fanculo senza mezzi termini, perché un amico ti deve dire che sbagli, ma soprattutto, deve capire di cosa hai bisogno in quel momento, anche se ciò che ti fa stare bene è quello che ti fa male, dicendoti piuttosto "facciamoci male insieme se ora questo ti aiuta a stare meglio" !

giovedì 9 novembre 2017

DAY 30

Peso: 111,2 kg

Come capisci che la dieta sta funzionando? Non dai numerini segnati dalla bilancia, ma da alcune piccole cose della vita quotidiana.

Infilare finalmente i jeans senza invocare santi vari ed eventuali perché stringono, tirano, danno fastidio e, soprattutto, non si chiudono. Erano 15 mesi che i jeans ammuffivano nell'armadio. Ora posso di nuovo portarli.

Guardare il pavimento e vedere dopo tanto tempo i propri piedi e non solo la massa informe di grasso dell'addome, sorridere di ciò e rendersi conto che piano piano le cose iniziano a migliorare.

Cominciare a pensare di cambiare la taglia della divisa che inizia a diventare larga.

Riuscire a passare in uno spazio stretto, lo stesso dove non riuscivo a passare se non facendo alzare i colleghi di lavoro. Ora, anche se devo comunque trattenere il fiato, riesco a passare in quel piccolo corridoio senza causare disagi agli altri, ma soprattutto a me stessa.

La strada è ancora molto lunga, domani ho un'altra visita di controllo. Il lavoro che sto facendo su me stessa è duro, ma io lo sono di più, anche se spesso sono sconfortata, anche se mi abbatto facilmente, io questa battaglia la devo vincere e la vincerò!
Piccoli passi, tanti piccoli importanti passi. 

venerdì 20 ottobre 2017

DAY 10

Peso: 112,8 kg
- 6,1 kg dal 20 luglio 2017

Alcune semplici considerazioni che voglio trasmettere agli altri, nella speranza di essere d'esempio.

Non rinunciate mai a seguire il vostro istinto, soprattutto nell'ambito della salute. Se sentite che c'è qualcosa che non va in voi, lottatate con tutte le vostre forze, cercate un medico che vi dia una risposta e, se pensate ci sia dell'altro, cercate un altro medico, un altro ancora, di nuovo un altro, e continuate così fino a quando il vostro istinto vi dirà di andare avanti a cercare risposte!

La salute è un bene preziosissimo che va conservato e curato al meglio! Lo so per esperienza! Lo so perché ho lottato per 5 anni per avere delle risposte, perché ho visto 6 medici diversi in 5 discipline diverse che hanno continuato a dirmi che il problema ero io e che non c'era nessuna malattia! Lo so perché per 5 anni, nonostante continuassi a sbattere contro i muri di gomma dei medici che non mi credevano, il mio istinto mi diceva che sbagliavano, che c'era qualcosa che non andava in me! Lo so perché dopo tutto questo tempo ho trovato il dottore che mi ha creduto, che mi ha detto che c'è una malattia dalla quale non si può guarire, ma con cui si può convivere curandosi adeguatamente! Lo so perché le mie domande hanno trovato la giusta via per avere una risposta!

Ho perso 6 kg da quando sono in cura... 6 kg sembrano una nullità ma per me sono un piccolo passo di tanti altri che dovrò fare per riavere la mia salute!

Oggi è un bellissimo giorno, oggi ho fatto un altro piccolo passo, oggi sono contenta di me stessa!

mercoledì 11 ottobre 2017

DAY 1

Peso 116,6 kg

Oggi si ricomincia da capo. 1 anno, 52 settimane, 12 mesi, 365 giorni. Questo il tempo che mi ha dato la dietista per seguire il suo regime alimentare. 1 anno. Un tempo per me infinito ora. Ecco perché ho ricominciato il conto dei giorni, da oggi reset (di nuovo) e si ricomincia.

Questa mattina ho avuto la seconda visita al centro delle malattie metaboliche, con notizie buone e altre meno buone.
La notizia buona è che una perdita di soli 3 kg in 3 mesi è, per loro, un ottimo risultato. Io invece pensavo di essere uno schifo, mi sembravano così pochi questi 3 chili rispetto ai 50 che devo perdere... Mah, fidiamoci!
La notizia cattiva sono le 3 pagine di indicazioni per la dieta che da oggi devo seguire. Non è una dieta estremamente restrittiva, mi hanno persino reintrodotto la frutta che mai e poi mai avrei pensato mi sarebbe mancata così tanto in questi mesi. Il problema è sempre lo stesso, ovvero pesare ogni singolo alimento! È proprio un rifiuto viscerale: solo il pensiero di dover accendere la bilancia e pesare qualsiasi cosa, perdendo il doppio del tempo per preparare ogni pasto, mi viene il voltastomaco. Letteralmente. Già stasera preparare la cena e il pranzo per domani è stata una tragedia! Ho tutt'ora lo stomaco ribaltato per il nervoso e la demoralizzazione... E ho fame, molta fame e penso che anche questo sia un "effetto collaterale" del rifiuto psicologico verso tutto questo.

Oltre a tutto questo, il mio morale è decisamente sotto i piedi, non tanto per la dieta in sé poiché sapevo che oggi me l'avrebbero data, ma per le conseguenze che questo avrà nella vita privata. E per vita privata intendo riuscire a far capire al marito che questo sacrificio è per la mia salute, perché la salute è importante e io non posso più permettermi di continuare a trascurarla. Ma questo "sacrificio" deve comportare anche da parte sua il venirmi incontro e iniziare a curare l'alimentazione, altrimenti io non ce la farò. Ho già fatto in passato delle diete e vivendo sola era più facile seguirle, ma quando si è in due e la persona con cui condividi la vita parte subito col darti contro, il percorso non è solo difficile, ma pressoché impossibile!

Spero di riuscire a trovare la forza per iniziare e continuare questo percorso, spero che mio marito capisca che non mi aiuta dicendomi "vuoi questo, vuoi quello, vai ad occhio anziché pesare" pur sapendo che non posso permettermi di uscire dal seminato, spero che tutti questi sacrifici portino finalmente a dei risultati positivi che ora stento ancora a vedere.

Punto e a capo, si ricomincia di nuovo.

martedì 3 ottobre 2017

DAY 113

Peso: 115,2 kg

L'obesità è una patologia che, purtroppo, porta allo sviluppo di tutta una serie di altre patologie collaterali. Fra queste patologie collaterali io ho sviluppato lo sperone calcaneare, ovvero un piccolo ossicino che si sviluppa a partire dal calcagno e che provoca dolore e infiammazione cronica nella pianta del piede... Insomma è come camminare costantemente con un chiodo infilato nel tallone: un dolore pazzesco!

Ora, quello che mi fa girare i coglioni non è tanto la presenza dello sperone, neppure il dolore cronico che ho al piede e che, a volte, mi impedisce di camminare. Quello che mi fa incazzare come un gatto al quale hanno pestato la coda, è il solito siparietto che si crea con i vari dottori/farmacisti/podologi/checazzonesomatigiudicolostesso!

Oggi sono andata a fare le impronte per farmi fare dei plantari adatti al mio problema con lo sperone e il siparietto è stato più o meno il seguente:

PODOLOGO: il suo peso?
IO: 115 kg
PODOLOGO: lo sa che l'obesità non aiuta con lo sperone?
IO: (già alterata) Si, lo so, sono già a dieta e in cura per il mio eccessivo peso!
PODOLOGO: Eh, però doveva pensarci prima che si sviluppasse lo sperone a perdere peso!
IO: (molto alterata) Guardi, lo so, ma che vuole che le dica, mi affascina il masochismo!

Dovevo pensarci prima... Ho perso il conto del numero di volte che me lo sono sentita dire negli ultimi mesi!
Quando anni fa ho capito di avere un problema e mi sono rivolta a qualsiasi medico in cerca di risposte, la risposta era sempre "Sei tu che mangi troppo!". Ora che finalmente sono sulla giusta strada per guarire (spero) dalla patologia che mi ha fatto diventare obesa, la frase che sistematicamente mi viene propinata è "Ci dovevi pensare prima!"

QUANDO CI HO PENSATO PRIMA NESSUNO MI HA CREDUTO TESTE DI CAZZO!

Al prossimo che mi dice di nuovo questa frase, gli strappo i coglioni e glieli infilo in gola al posto delle tonsille, indipendentemente dal sesso!

Ah, e per la cronaca, ho il ciclo quindi non c'è bisogno che qualcuno mi dica che ho preso 1 kg in più perché lo so già! La variabilità del peso durante il periodo mestruale è normale, cari i miei sotuttoioperchèleggowikipedia!