lunedì 13 novembre 2017

Cara la mia Carla Gozzi, io e te dobbiamo fare un discorsino. Perché quando mi alzo al mattino passano all'incirca 10 minuti dal momento in cui scendo dal letto a quello in cui esco di casa e, nel mezzo, preparo il pranzo, faccio colazione, seduta plenaria sul wc, mi vesto e via che si va... E non è detto che l'ordine sia sempre lo stesso! Perciò cara la mia Carla, mi spieghi come caspiterina posso vestirmi con un outfit lavorativo di quelli che proponi tu? Ma soprattutto, perché? Io le voglio vedere quelle che vanno al lavoro tutte tirate da red carpet, tacco 12, trucco perfetto, borsa a bauletto, calze di nylon senza smagliature, camicetta floreale e gonna in chiffon rosa schiapparelli (si, conosco il rosa schiapparelli). Ma come fate ad uscire di casa ed arrivare al lavoro senza esservi trasformate in spaventapasseri durante il tragitto? Vi prego, spiegatemi il vostro segreto! Già solo per vestirmi in questo modo devo, come minimo, svegliarmi 2 ore prima: 40 minuti per trasformare l'esplosione pilifera che ho in testa in un'acconciatura che Diego dalla palma levate, 20 minuti per fare l'eyeliner e 5 per terminare il resto del make up, 5 minuti per rilassarmi sul water altrimenti con la vescica gonfia la concentrazione per infilare le calze va a quel paese, 20 minuti per infilarle le calze, dopo averne almeno smagliate e cestinate 3 paia, altri 20 minuti per finire di vestirmi e i restanti 10 per rendermi conto che, appena arrivata al lavoro, dovrò cambiarmi di nuovo completamente per mettere la divisa!
È troppo stressante! Arrivo al punto che non mi viene la gastrite per lo stress lavorativo, ma per lo stress "vestitivo"! Che poi, uscita di casa bella come la Hepburn in colazione da Tiffany, passa l'autobus e già la prima ciocca di capelli cede, sali, ti siedi (se va bene) ed eccalla la piega nella gonna, scendi, fai quei pochi metri a piedi ed una folata di vento ti fa stropicciare gli occhi e ciao ciao eyeliner. Due ore per trasformarti in Grace Kelly e 20 minuti di tragitto da casa al lavoro per diventare Maga Magò!
Carla, mia bellissima Carla, io ti ammiro un sacco. Sei una gran donna, bella, solare, con un portamento ed una disinvoltura che anche la sportina della spesa dell'Ipercoop su di te risulterebbe un outfit magnifico, ma noi donne italiane non siamo tutte come te purtroppo!
Già appena suona la sveglia mi girano gli zebedei, non posso pretendere che i miei neuroni si mettano in moto per tirare fuori dall'armadio quel popò di roba per avere l'eleganza necessaria per andare al lavoro! È cattiveria, i miei neuroni non solo non ce la fanno, scioperano proprio se solo tento di affidargli questo compito! Tennis, tuta da ginnastica e zaino in spalla, due minuti per vestirmi come viene viene e di corsa al lavoro! Fosse per me uscirei pure in pigiama, tanto appena arrivata al lavoro, taaaac, via il pigiama di casa e ci si infila quel sacco di patate in cotone bianco antisesso che definiscono divisa ospedaliera!
Cara amica mia, dolce Carla, abbi pietà di noi! Io ci provo ad essere carina, ma sono realista: col cavolo che incontro Brad Pitt andando al lavoro! Al massimo posso incontrare Luca Giurato e mi andrebbe pure grassa, col mio lavoro il massimo della giornata è incontrare un anatomo patologo più incazzato del solito che, di certo, l'outfit è l'ultima cosa al mondo a cui fa caso! Quindi non ti arrabbiare troppo con noi quando sbuchi all'improvviso e ci urli "Ma come ti vestiiii?" Non siamo noi a non voler essere belle e leggiadre come Lady Diana, è che nell'animo noi siamo più simili alla Strega dell'est del Mago di Oz: al massimo possiamo indossare delle scarpe rosse ma al primo tornado badabum, ci trasformeremo di nuovo in scaricatori di porto!

Con affetto, la tua "bellissima" scaricatrice di porto!

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